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Full text of "Vallace; melodramma tragico di Calisto Bassi, composto sulla musica del Guglielmo Tell del maestro cavaliere Rossini, da rappresentarsi nell'I.R. Teatro alla Scala, il carnevale 1836-37."

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MELODRAMMA  TRAGICO 

ti 

COMPOSTO  SULLA  MUSICA  DEL  GUGLIELMO  TELL 
DEL  MAESTRO  CAVALIERE  ROSSINI 


DA  RAPPRESENTARSI 


5332,2»' 2.  @«  sfalla©  &&&&  as^aii 

if  €a  mestate    >  8  3  6-3  ; 


MILANO 

PER   LUIGI   DI  GIACOMO  PIROIA 
M.DCCC.XXXVl 


3 

AVVERTIMENTO. 


Cxuglielmo  Vallace,  o  Walleys,  cV  una  famiglia 
poco  illustre  e  d'  una  fortuna  ancor  più  mediocre  (i)  , 
era  stato  provocato  daW arroganza  d'un  Uffiziale  bri- 
tanno ad  ucciderlo;  e  perciò  fuggì  né boschi 3  offeren- 
dosi come  capo  a  tutti  quelli  che  sursero  alla  difesa 
di  Roberto  Bruce,  cui  spettatasi  il  trono  di  Scozia, 
usurpato  con  arte  da  Odoardo  I  Re  d' Inghilterra. 

Fattosi  dunque  capo  Vallace  a  quelli  delle  Contee 
di  Lanerk  e  Clydesdale ,  ed  a  quelli  dell'  isola  di 
Bute,  sfidò  a  battaglia  Warem  Gressingha  regge/ite 
allora  la  Scozia  per  Odoardo  L  Mentre  gì'  Inglesi 
passavano  un  ponte  ,  eh'  era  sulla  Forili  ,  il  ponte 
crollò,  e  tutti  quelli  che  lo  coprivano  precipitarono 
nella  sottoposta  corrente  (2).  Le  strida  degl'  infelici 
frammischiatomi  al  grido  terribile  di  guerra  delle 
divisioni  Scozzesi 9  e  la  vittoria  fu  per  Vallace,  che 
venne  dopo  sì  luminosa  giornata  dichiarato  reggente. 

(0  Vedi  Moreri*  Grand  Diction.  Hist.  t.  XVI.  -  Chaudon  et 
Del<iudinJ  t.  XII.  -  Adam,  Storia  della  gran  Brettagna,  t.  III. 

(a)  La  relazione  di  questo  fatto  relativo  al  ponte  di  Stcrling  è 
stata  conservata  nel  Cantone,  ed  anche  oggigiorno  parlasi  con 
trionfo  de1  migliaja  di  Sotroni  j  che,  da  un  pugno  di  Scozzesi, 
furono  tagliati  a  pezzi.  Sotroni  e  Sassoni  chiamavano  gii  Scozzesi 
le  armate  di  Odoardo  composte  per  la  maggior  parte  d1  irlandesi, 
di  Galli  e  di  Stranieri. 


Il  PASSO  A  TRE  è  composto  dal  sig.  Crombè, 
ed  eseguito  dal  medesimo  colle  signore  Crombè  e 
Filippini. 

Il  PASSO  A  SEI  5  eseguito  dalle  signore  Prassi, 
Zambelli,  Ancement,  Bellini,  Cazzaniga  e  Chartier, 
non  che  le  MARCIE  e  i  BALLABILI,  sono  di  compo- 
sizione dei  signori  Casati. 


PERSONAGGI  ATTORI 


WÀREM  GRESSINGHA,  Reg- 
gente la  Scozia  per  Odoardol.  Sig.r  LACROIX  LuIGI. 

CLOTILDE,  consanguinea  ci1 0- 

doardo  Sig.a  ScHOBERLECHNER  SOFIA. 

MACGREGOR,  affezionato  di 

Warem  Sig.T  Vaschetti  Giuseppe. 

GUGLIELMO  VALLACE  Sig.r  Cartagenova  Orazio. 

ELSPA ,  sua  moglie  Sig.a  LuSIGNANI  CAROLINA. 

OLAÒ,  loro  figlio  Sig.a  Brambilla  Marietta. 

^EUSTACHIO  MAXWELL         Sig.r  Marcoliìni  Carlo. 
ELVINO,  suo  figlio  Sig.r  Pedrazzi  Francesco. 

KIRKPATBICK  l  .  (  Sig.r  Mariani  Luciano. 

ARCIBALDO      S  montanan  \  Sig.r  Marconi  Napoleone. 
UN  PESCATORE  Sig.r  Guasco  Carlo. 

CORI 

Montanari  scozzesi  (Tambo  i  sessi.  -  Menestrieri. 

Cacciatoli.  -  Sotroni  e  Sassoni. 

c  .  i  delle  Contee  di  Clydesdale  e  Lanerk. 

Scozzesi  )dcirisola  di  BatJ 

COMPARSE 

Damigelle  di  Clotilde.  -  Sotroni  e  Sassoni. 
Nobili  scozzesi  partigiani  di  Odoardo. 
Paggi.  -  Scozzesi.  -  Montanari. 

V  azione  è  in  Iscozia^  e  precisamente  in  Stcrlinga  e  sue  vicinanze» 
Epoca  1298  circa, 

I  versi  virgolati  si  ommettono. 


Le  scene  tanto  delP  Opera  che  del  Ballo 
sono  d1  invenzione  ed  esecuzione  dei  signori 
Cavallotti  Baldassàre  e  Menozzi  Domenico. 


Maestri  al  Cembalo 
Signori  Panizza  Giacomo  =  Bajetti  Giovanni. 
Primo  Violino,  Capo  e  Direttore  d'orchestra 
Sig.  Cavallini  Eugenio. 
Altri  primi  Violini  in  sostituzione  al  sig.  Cavallini 
Signori  Cavinati  Giovanni  ==  Migliavacca  Alessandro, 
Capi  dei  secondi  Violini  a  vicenda 
Signori  Buccinelli  Giacomo  =  Rossi  Giuseppe. 
Primo  Violino  per  i  Balli 
Sig.  De  Bayllou  Giuseppe. 
Altri  primi  Violini  in  sostituzione  al  sig.  De  Bayllou 
Signori  De  Bayllou  Francesco  =  Montanari  Gaetano. 
Primo  Violoncello  al  Cembalo 
Sig.  Merighi  Vincenzo. 
Altri  primi  Violoncelli  in  sostituzione  al  sig.  Merighi 
Signori  Gallinotti  Giacomo  =:  Storioni  Gaetano, 
Primo  Contrabasso  al  Cembalo 
Sig.  Luigi  Rossi. 
Altro  primo  Contrabasso  in  sostituzione  al  sig.  Rossi 
Sig.  Ronchetti  Fabiano. 

Prime  Viole 
Signori  Maino  Carlo  =  Tassistro  Pietro. 
Primi  Clarinetti  a  perfetta  vicenda 
Signori  Cavallini  Ernesto  z=  Corrado  Felice. 
Primi  Oboe  a  perfetta  vicenda 
Signori  Yvon  Carlo  ss  Daelli  Giovanni. 

Primi  Flauti 
per  V  Opera  pel  Ballo 

Sig.  Raboni  Giuseppe.  Sig.  Marcora  Filippo. 

Primo  Fagotto 
Sig.  Cantò  Antonio. 
Primo  Corno  da  caccia  Altro  primo  Corno 

Sig.  Martini  Evergete.  Sig.  Gelmi  Cipriano. 

Prime  Trombe 
Sig.  Araldi  Giuseppe.  Sig.  Vigano  Giuseppe» 

Arpa 

Sig.  Reichlin  Giuseppe. 


7 

Direttori  ed  Istruttori  dei  Cori 
Signori  Granateli.!  Giulio  Cesare  —  Cattaneo  Antonio, 

Editore  della  Musica 
Sig.  Giovanni  Ricordi. 

Vestiaristi  Proprietarj 
Signori  Briani  e  figlio,  e  Mondini. 

Direttore  della  Sartoria 
Sig,  Mondini  Giovanni. 

Capi  Sarti 
da  uomo  da  donna 

Sig.  Rinaldi  Albino.  Sig.  Paolo  Veronesi. 

Berrettonaro 
Signori  Zamperoni  Francesco  e  figlio. 

Attrezzista  proprietario 
Sig.  Fornari  Giuseppe. 

Sorvegliante  al  Macchinismo,  ed  Ispettore  all' Illuminazione 
Sig.  Innocente  Ogna. 

Macchinisti 
Signori  Abbiati  fratelli. 

Parrucchiere 
Sig.  Bonacina  Innocente. 

Capi-illuminatori 
Signori  Abbiati  Antonio  =:  Pozzi  Giuseppe, 


8 


BALLERINI 


Compositore  dei  Balli 
Srg.  Taglioni  Salvatobe 
Primi  Ballerini  francesi 
Mad.  Angelica  Saint  Romain  -  Signori  Cromite  conjugi. 
Altri  primi  ballerini  danzanti 
Signori:  Filippini  Carolina  -  Ronchi  Giuseppe  -  Àncement  Paola  -  Frassi  Adelaide. 

Primi  Ballerini  per  le  parti 
Signore:  Muratori  Lasina  Gaetana  -  Ronzani  Cristina. 
Signori:  Ramacini  Antonio  -  Lasina  Giovanni  -  Superli  Adelaide 
Bocci  Giuseppe  -  Casati  Tomaso  -  Fietta  Pietro  -  Volpini  Adelaide 
Molina  Rosalia. 

Primi  Ballerini  di  mezzo  carattere  e  per  le  parti 
Signori:  Marchisio  Carlo  -  Baranzoni  Giovanni  -  Della  Croce  Carlo 
Caproni  Antonio  -  Ruga-li  Antonio  -  Rugali  Carlo  -  Vago  Carlo  -  Villa  Francesco 
Pincetti  Bartolomeo  -  Pagliaini  Leopoldo  -  Croce  Gaetano  -  Bertucci  Elia 
Spina  Nicola  -  Boresi  Fioravanti  -  Bavetta  Costantino  -  Vigano  Davide. 

Ballerine 

Signore  :  Carcano  Gaetana  -  Cazzaniga  Rachele  -  Braschi  Eugenia 
Giovenzani  Rosina  -  Morlacchi  Angela  -  Morlacchi  Teresa  -  Volpini  Adelaide 
Molina  Rosalia  -  Fabris  Flora  -  Angelini  Silvia  -  Beretta  Adelaide 
Visconti  Giovanna. 

Imperiale  Regia  Scuola  di  Ballo 

Maestri  di  Perfezionamento 
$  gnor  Guillet  Claudio  -  Signora  Guillet  Anna  Giuseppina. 

Maestro  di  Ballo  Signor  Villeneuve  Carlo. 
Maestro  di  Mimica  Signor  Bocci  Giuseppe. 
Allievi 

Signore:  Frassi  Adelaide  -  Zambelli  Francesca 
De  Vecchi  Carolina  -  Conti  Carolina 
Charrier  Adelaide  -  Bellini  Luigia  -  Tamagni  ni  Giovanna  -  Bussola  Antonia 
Brambilla  Camilla  -  Monti  Luigia  -  Visconti  Antonia 
Bertuzzi  Metilde  -  Zucchineiti  Antonia  -  Marzagora  Luigia 
Angelini  Tamiri  Rosa  -  Cottica  Marianna  -  Granzini  Carolina  -  Rizzi  Virginia 
Banderali  Regina  -  Catena  Adelaide 
Vegetti  Rachele- Waulhier  Margherita  -  Galavrcsi  Savina 
Bellini  Teresa-  Colla  Rosa-Romagnoli  Caterina-Monti  Emilia- Fuoco  Maria  Luigia. 

Signori:  Viganoni  Solone  - Gramegna  Giovanni  Battista 
Colombo  Pasquale  -  Oliva  Pietro  -  Borri  Pasquale  -  Meloni  Paola 
Senna  Domenico  -  Lacinio  Angelo  -  Ventura  Pietro 
Clerici  Giacomo  -  Mazza  Leone. 
Ballerini  di  Concerto 
N.°  12  Coppie. 


Scena,  i. 

Il  Teatro  rappresenta  una  specie  di  Villaggio  fra  le  montagne 
presso  Sterlinga.  Un  ramo  del  fiume  Forili  si  perde  nel  fondo  fra 
alte  roccic.  Il  luogo  è  sparso  di  capanne  e  rustici  casolari,  fra1 
quali  primeggia  quello  di  Vallacc. 

Alcuni  MONTANARI  sono  occupali  a  tessere  ghirlande  di  fiori 
onde  regalarne  i  FIDANZATI,  pei  quali  si  dispone  una  festa 2 
altri  scendono  dal  monte  j  poi  ValLACE^  ElspA,  ed  OlAO. 
Un  PESCATORE  è  seduto  nella  sua  barca. 

Coro 

T[  u  riedi,  o  bella  -  stagion  dei  fìori? 

E  i  nostri  cuori  -  liau  vita  in  te. 
Tu  riedit  o  bella  -  stagion  ferace^ 

E  speme  e  pace  -  verran  con  te. 
Tu  riedi  5  e  bella  -  d' immensi  doni? 
Tu  al  suol  ridoni  -  quant'  ei  perde. 
Pes.  Ah!  mentre  è  il  ciel  sereno  ? 

E  il  Sole  avviva  i  fiori. 
Vieni  a  pos^r  nel  seno? 
Ben  mio 5  dell'amistà. 
E?  s'egli  e  ver  che  m'ami? 
Che  tu  cpal  pria  m'adori. 


io  ATTO 

S'è  ver  che  tuo  mi,  brami, 

Non  mi  negar  pietà. 
Mentre,  fra  nebbie  avvolta, 

Fu  squallida  la  Terra, 

La  luce  a  me  fu  tolta, 

Nicea,  eli  tua  beltà. 
Ed  or  che  la  Natura 

Ogni  suo  ben  disserra, 

Dell'  amor  tuo  sicura 

L'  anima  mia  tu  fa. 
Val,  Eì  canta:  il  tempo  vola, 

E  inganna  i  inali  suoi: 

Me  la  speranza  sola 

Conforta  in  sua  pietà. 
Oh  Scozia!  io  piango,  io  gemo 

Su'  danni  miei,  su'  tuoi. 

Di  farti  salva  io  fremo 

Dall' Angla  nimistà. 
Els.  Dalla  costanza,  o  sposo, 

Tutto  sperar  tu  puoi: 

Da  questa  il  tuo  riposo, 

Ogni  tuo  ben  verrà. 
Ne'  detti  miei  pou  fede, 

Fian  paghi  i  voti  tuoi. 

Il  Ciel,  che  il  cor  ti  vede, 

Consiglio  a  te  darà. 
Ola.  Il  ciglio  tuo  serena, 

Spera  al  tuo  duol  conforto: 

Mite  si  fa  la  pena 

Se  speme  il  Giel  ne  dà. 
Per  questa  Terra  il  giorno 

Forse  di  pace  è  sorto  5 

E  tolto  al  suo  ritorno 

Ogni  tuo  duol  verrà. 

(oclesì  in  distanza  un  suono  di  corni) 


PRIMO  i  I 

Coro  Udite  il  suono,  amici, 

Che  a  festeggiar  ne  chiama, 
Che  giorni  appien  felici 
Promette  alla  beltà. 
E  il  Sol,  che  P  erbe  e  i  fiori 
Di  fecondar  pur  ama, 
De'  teneri  pastori 
L' imen  feconderà. 

SCENA  II. 

Maxwell,  Elvino,  e  detti. 

Coro  Viva  Maxwell  il  saggio! 

Omaggio  -  a  sua  pietà.  (Zo  circondano  con 
Els.  Questa  gradita  festa,    entusiasmo  di  gioj Vi) 

Che  rinoviam  costanti, 

Di  tre  fedeli  amanti 

Tre  sposi  ognor  formò. 
Elv.  (Amanti,  sposi,  sposi! 

Oh!  qual  pensier...io  gelo!) 
Els.  Li  benedici.  (a  Max.) 

Max.  Oh  Cielo! 

Els.  Maxwell  soltanto  il  può. 

Val.  Il  privilegio  è  questo 

Della  virtù,  degli  anni! 

Te  il  Ciel  de'  loro  affanni 

Consolator  mandò. 
Tutti     S'eterni  il  vanto  -  di  questo  giorno, 
Che,  atteso  tanto, -fò  a  noi  ritorno: 
E  il  voto  udiva  -  di  chi  nudriva 
Le  pure  gioje  -  d' Imene  e  Amor. 
Ah  si!  di  bella  pace 

Alfine  il  giorno  è  sorto! 

E  se  d' imen  la  face 

Dona  all' amor  conforto 


ATTO 

Doni  tal  dì  la  gioja 
A  chi  soffrente  è  in  cor. 
l.  Se  di  riposo  hai  d'uopo  {a  Max.) 

Nel  mio  tranquillo  tetto 

T'offro,  Maxwell,  un  ospitai  ricetto. 

Ivi,  col  mio  dolore, 

Piango  il  buon  Re  tradito 

Di  questa  cara  Scozia- 

E  1'  odio  mio  profondo 

Per  l'Inghilterra  ivi  a  ciascuno  ascondo. 
ax.  Egli  odia  l'Inghilterra:        (cautamente  ad  Elv.) 

L'udisti,  o  figlio  mio? 

L'odia  profondamente!  E  qual  v'ha  cuore, 
Che  si  vanti  Scozzese,  e  non  l'abborra? 
Essa  d'un  Re  clemente 

I  dritti  usurpa,  e  insulta 

Con  prepotente  orgoglio  ai  caldi  voti 

Di  questo  amico  suol...  ma...  non  ti  scuoti. 

(tutti  seguono  V al,  ) 

SCENA  III. 

ELVlPiO  solo. 

Ch'io  mi  scuota  pretende? 

Oh!  non  lo  speri  mai!  Perchè  a  me  stesso 

Celar  non  posso  in  qual  fatale  oggetto 

Son  rapiti  i  miei  sensi? 

O  tu,  che  forse  al  trono  il  Ciel  destina, 

Bella  Clotilde,  io  t'amo; 

E  per  te  il  padre  oblio, 

II  mio  Re,  la  mia  patria  e  l' onor  mio. 
Dall'  infuriar  dell'  onde  io  fui  soltanto 
Che  i  giorni  tuoi  campai; 

lo  ti  sottrassi  a  inevitabil  morte , 

E  da  quel  giorno  è  tua,  tua  la  mia  sorte. 


PRIMO  1 3 

Ebbro  di  vana  speme 
Il  cor  che  te  sol  chiede, 
JNel  vii  Gressingha  un  traditor  non  vede. 
Dividere  con  esso 
Feste,  onori,  piaceri, 

E  mia  vergogna  immensa.  In  lui  non  vedo 
Chi  ogni  dritto  calpesta, 

E  non  a  torto  ciaschedun  detesta.  Rottesi 

lontano  suono  di  eaccia) 

Ma  qual  suon?  è  pur  desso ..  .io  non  m'inganno: 
E  desso...  e  seco,  oh  Dio!.. 
Clotilde  esser  vi  può,  l'idolo  mio. 
Ah  sì!  veder  io  voglio 
Colei  che  ni'  innamora  . . . 

Reo  sarò  forse. ..ma  felice  ancora.        {fa  per 

uscire  mentre  V al.  viene  in  isccna) 


SCENA  IV. 


VàLLACE,  e  detto. 


Val.  Arresta!  a  che,  favella, 

Tremar  dinanzi  a  me? 
Qual  mai  sorgea  procella 

D'affanni,  Elvino,  in  te? 
Elv.  D'immenso  affanno,  è  vero. 

Possente  è  in  me  l'impero. 

Pace  il  mio  cor  non  ha. 
Val.  De'  mali  tuoi  crudeli 

E  forza  che  tu  sveli 

La  fonte  all'  amistà. 
Elv.  Esser  potrei  più  misero? 

Val.  Misero?  eppur  non  l'eri. 

T' affida  a  me. 
Elv.  Che  speri? 


ATTO 

Infonder  nel  tuo  cor 
Speme  di  gloria  ,  onoi\ 
(Ah,  Clotilde,  ohimè!  ti  perdo 

Se  d' onor  la  voce  ascolto... 

Sì}  possente  è  più  il  tuo  volto , 

Che  la  voce  dell'  onor.) 
Per  Clotitde  io  so  che  in  petto 

Tu  racchiudi  immenso  affetto^ 

So  che  t'  ama,  e  che  il  tuo  stato 

Fa  più  tristo  e  disperato. 

Ah!  pur  troppo!  da  quel  giorno 

Sol  per  lei  ti  batte  il  cor. 
Finche  hai  tempo,  fa  ritorno 

Alla  Scozia,  al  genitor. 
Esser  puoi  Scozzese  ancora 

S' armi  il  braccio  e  sai  ferir. 
Morirò  se  vuoi  ch'io  mora... 

No,  Gressingha  dei  punir. 
Contro  ad  esso  qual  consigli 

Saldo  appoggio? 

Nei  perigli. 
Non  ve  n'ha  che  un  sol  per  noi 
Mille  al  reo  ne  restan  poi. 
Pensa  al  figlio,  alla  consorte. 
Dio  li  veglia! 

Ma  qual  sorte 
Da  tal  passo  puoi  sperar  ? 
Del  suo  regno  io  vo'  a  Roberto 

Il  sentiero  alfìn  spianar. 
Vana  speme! 

E  fia  raggiunta 
Se  a'  miei  voti  il  Ciel  sorride. 
Se  scoperti? 

Si  provvide. 
Dunque  i  rei? 

Cadranno  estinti. 


Elv. 
Val, 
Elv. 

Val, 
Elv, 


Val. 


Elv, 


Val. 
Elv. 
Val 


Elv, 


Val, 


PRIMO  ì  5 

Qual  ne  resta  asil,  se  vinti? 
V  è  il  sepolcro. 

E  a  vendicarci 
Chi  riman,  favella? 

Il  Gel. 

(Ah,  Clotilde,  ohimè!  ti  perdo 
Se  d' onor  la  voce  ascolto  ; 
Ma  possente  è  più  il  tuo  volto 
Che  la  voce  dell'  onor.  ) 
Di  quel  vii  che  a  sè  ti  chiama 
Qual  è  il  cor  t'  è  appieno  ignoto  : 
Forse  ei  seppe  ogni  tua  brama  , 
E  punir  chiede  il  tuo  voto... 
Usa  P  arti  più  leggiadre 
Onde  perdere  il  tuo  cor . . . 
Alla  Scozia  ...  al  sen  del  padre 
l     Torna,  Elvino...hai  tempo  ancor. 
Teco  sarò,  Vallace, 
Allor  che  aver  potrai 
D'uopo  di  me. 

T'  arresta  l 
(Contrattempo  fatai!) 

Elvino!  Elvino!  (ripetevi 

il  suono  di  eaccia) 

Che  sento  ?..  egli  è  Gressingha ...  ei  ne  fa  oltraggio} 
E  tu.  uomo  codardo, 

Ambisci  al  voto  d^  un  sorriso,  a  un  guardo? 
Qual  dubbio,  oh  Ciel  !  qual  dubbio? 
M'oltraggi,  e  mi  dai  morte. 
Dividerò  da  forte 
Qual  sia  il  destiri  con  te. 
Per  noi  sarà  la  Scozia 
Salva  e  felice  ancora:, 
E  così  bella  aurora 
Tu  affretterai  con  me. 


16  ATTO 
Elv.        (E  il  posso?..  Oh  padre!  oli  amore! 
Che  far?) 

Val.  (Ei  freme  in  core... 

Incerto  ancor  egli  è.) 
Elv.     (Ciel!  tu  sai  se  Clotilde       è  cara, 

Ma  s*  arrende  a  virtude  il  mio  cor.) 

C festivi  suoni  campestri') 

Val.     Odi  il  canto  sacrato  ad  Imene. 

Non  rammenti  il  pastor  le  sue  pene. 

Non  sì.  unisca  al  piacere  il  dolor. 
Tu  seconda  il  furor  di  che  m'  ardo, 

Ch'  e  la  brama  più  viva  del  cor. 
Elv.     (Si  nasconda  il  mio  pianto  al  suo  sguardo, 

Non  s'unisca  al  piacere  il  dolor.) 

SCENA  V. 

Giungono  da  un  lato  le  tre  COPPIE  DE1  FIDANZATI  seguite  da 

molti  Scozzesi:,  dall'  altro  Maxwell,  Elspa,  Olao,  il 
Pescatore  ,  ed  i  suddetti. 

Els.  Il  Sol,  che  lieto  splende. 

Sembra  arrestarsi  à  mezzo  del  suo  corso, 
E  avvivar  del  suo  raggio  i  nodi  loro. 
Venerabil  Maxwell, 
Esser  potran  felici 

Se  il  lor  desiato  imen  tu  benedici.  . 
Elv.  (Oh  smania!) 
Max.  Allorché  il  Cielo 

La  vostra  fede  accoglie, 

Benedirvi  degg' io? 
Val.  Chi  la  vecchiezza  onora, 

Lo  stesso  Nume  in  sulla  Terra  adora. 

(Ze  tre  Coppie  s'  inginocchiano  a1  piedi  di  Max.  se- 
duto sur  un  banco  di  verdura  allestito  dai  Montanari) 


PRIMO  1 7 

Tutti    /  Ciel,  che  del  Mondo  -  sei  l'ornamento, 
Splendi  secondo  -  al  lor  contento. 
Puro  è  P  affetto  -  nel  loro  petto. 
Come  la  luce  -  d'  un  di  seren. 
Elv.       j(H  lor  contento  -  velen  m' è  al  core} 

'tristo  è  V  accento  -  per  me  d'amore, 
Duol  nel  mio  petto  -  si  fa  l'affetto: 
Muta  è  la  luce  -  d'  un  dì  seren.) 
Max. Delle  antiche  virtudi  a  noi  l'esempio 

Studiate  ritrovavi  Pensate,  o  figli,    (agli Sposi) 

Che  il  suol  che  vi  contempla,  al  vostro  imene 

Domanda  degli  appoggi  e  de'  custodi} 

E  voi  pensate  ancor,  spense  pudiche, 

Che  racchiudete  ili  seno 

La  lor  posterità...  Oh!  i  vostri  figli. 

Questi  cari  d'amor  soavi  pegni, 

Sian  della  Scozia,  e  del  suo  Re  sian  degni. 

{vìjfL  lcsi  il  suono  di  caccia) 

Val.  (Gressingha  aucor.  ) 

Elv.  (Si  vada  )  (partendo  inosservato) 

Val.  (vedendo  EU>.  che  s'allontana)  Egli  mi  fugge} 

Ma  rinverrò  l'ingrato, 

Che  al  voto  già  mancò  da  lui  formato. 

{parte  per  dove  è  uscito  ELv*) 

Tutti       Cinto  il  crine  -  di  bei  fiori, 

Fra  gli  amori  -  scendi ,  o  Imen} 
E  la  pace  -  teco  scenda , 

Che  ne  renda  -  lieti  appien. 
Per  te  solo  -  tace  il  duolo: 

Per  te  pago  -  vive  il  cor. 
Muta  resta  -  la  tempesta 

Nelle  gtoje  -  dell'  amor. 
Ah  !  la  calma  -  di  quest'  alma 

Pura  serbi  -  il  Cielo  ognor. 

{Hanno  luogo  alcune  DANZE  :  i  montanari  s*  addestrano  a  uarj  giuo- 
chijC  fra  gli  altri  al  bersaglio  che  finalmente  vien  cólto  da  Oiaó) 


1 8  ATTO 

Gloria!  onore  al  giovinetto! 
Ebbe  il  premio  del  valor. 
Olà.  Madre  mia!  (correndo  ad  essa) 

Els.  Qual  sommo  bene!  (abbracciane 

Coro        Di  destrezza  il  premio  ottiene:  dolo} 
Di  suo  padre  ha  in  petto  il  cor. 
Non  ha,  non  ha  Vallace, 
Chi  star  gli  possa  al  paro. 
Come  è  d' onor  seguace, 
E  coraggioso  ancor. 
DelP  util  suo  consiglio 
Sovviene  il  montanaro } 
E  affronta  ogni  periglio 
Dove  lo  inviti  onor. 
Ola.  Inquieto,  tremante  . . . 
E  reggendosi  appena, 
Qui  un  vecchio  affretta  il  passo. 
Pes.  E  P  onesto  Arcibaldo... 
Qual  sciagura  il  minaccia  l 

SCENA  Vf. 

Arcibaldo,  e  detti. 

ArC  Salvatemi  !  (affannoso) 

Els.  Che  temi? 

Arc.  Il  loro  sdegno. 

Els.  Arcibaldo,  favella:  e  chi  paventi? 

Arc  Gressingha,  il  sol  che  alla  mia  morte  anela. 
Da  lui ,  che  offeso  ogni  sentier  mi  chiude 
Onde  sperar  salvezza,...  oh!  mi  scampate. 

Max.  Che  festi? 

Arc.  Il  mio  dovere. 

Sola  di  mia  famiglia 
Mi  lasciò  il  Cielo  un'adorata  figlia: 
Un  perfido  Sotrone...  io  fremo  in  core!.» 


PRIMO  19 
Rapir  con  essa  a  me  volea  l'onore... 
Elspa.. .  U  padre  soltanto 
Difender  la  potea  . . . 
L' immensa  rabbia  mia 
Lo  raggiunse,  lo  colse...  egli  peria. 
Vedete  questo  sangue?  È  il  suo.  (.mostrando 

un  accetta  intrisa  di  sangue*) 

Max.  D'  un  padre 

Tu  mostrasti  il  coraggio } 

Ma,  vuol  vendetta,  e  s' ha  a  temer,  P  oltraggio. 
Arc.  SulP  altra  riva,  fra  que'  monti  avrei 

Salvezza  ...  mi  vi  guida.  (in  atto  supplichevole 

Pes.  Non  v'ha  mortai  che  giunga  alPes.) 
La  sponda  opposta  ad  afferrar  sicuro^ 
Malagevol  è  il  passo,  e  quivi  è  morte. 

Arc.  Ah!  se  tanto  con  me  sei  tu  crudele, 
Non  possa  alP  ultim'  ora 
Udir  i  tuoi  rimorsi  il  Cielo  ancora. 


SCENA  VII. 

Vallace,  Coro  di  Soldati  di  dentro*  e  detti. 

Val.  (Elvirio  disparì:  giunger  no' 1  seppi.) 

Sol.  Sciagura  ad  Arcibaldo!  (didentro) 

Arc.  Vallace  sol  mi  può  salvar. 

Val.  Io  sento 

Minacciar  e  dolersi... 
Arc.  Oh,  mio  Vallace! 

Inseguito  son  io 

Per  aver  salva,  colPonor,  la  figlia^ 
Ma  se  non  fuggo  io  rimarrò  qui  spento, 
Che  un  sol  cammin  la  mia  salvezza  addita* 
Val.  Ivi  è  il  tuo  legno,  pescator?..  non  Podi? 


20  ATTO 

Arc.  Ali!  invano  ...  invan  lo  prego  ...  egli  è  crudele 

Come  il  tristo  Gressingha. 
Va*l.  Ah!  s'  ei  noti  cura 

Del  Ciel  le  leggi...  s' ei  ricusa  ...  vieni. 
Sol.  Sciagura  ad  Àrcibaldo!     {di  dentro „  ma  più  vicino) 

Perir  dovrà  il  ribaldo! 
Val.  Àndiam!  eccoli.  Addio! 
Els.  Tu  a  morte  vai. 

Val.  Elspa,  non  paventarlo. 

Trova  sicura  guida 

Chi      abbandona  al  Cielo  e  in  lui  confida. 

(  Val.  salpa  il  battello  con  Arc.j  e  s'  allontana  dalla  riva) 


SCENA  Vili. 

Maxvell5  Elsfa,  Olao?  il  Pescatore-  poi  Macgregor 
e  Soldati.  I  Montanari  sono  inginocchiati  e  vólti  verso  il 

battello  che  vedesi  lottar  coli' onde* 


Mon.        Te  solo  imploro, -Dio  di  bontà! 

Vegli  su  loro  -  la  tua  pietà. 
Salvar  clemente  -  tu  puoi,  Signor  ? 

Dell' innocente  -  il  difensor. 
Mac  Sol*  Di  morte  e  scempio  -  venuta  è  P  ora:  {da 

Paventi  Tempio  -  perir  dovrà.  lontano) 

{Val,  ha  sorpassalo  il  punto  più  difficile  del  tragitto ^  ve 
desi  approdare  felicemente  ali*  opposta  spiaggia.  In  que- 
sto arriva  Mac,  coJ  Soldati) 

Els.  Ola.  Egli  è  salvo! 
Mac.  Oh!  mio  dispetto. 

Mon.  Superato  ha  il  rischio  ornai. 

Ol.Max.Els.Noli  invano  il  Ciel  pregai. 
Mac.  Nuovo  oltraggio  e  il  lor  gioir. 


PRIMO  2 1 

L' ira  mia  su  voi  già  cade. 
Ola.     r       Quel  furor  che  il  sen  m'invade 

j       Son  costretto  di  sopir. 
Max.     j  Ah  perchè!  perchè  V  etade 

?       Non  risponde  al  mio  desir. 
Mon.        Mugge  il  tuon  sul  nostro  capo: 
Siam  costretti  di  fuggir. 
Fuggiam!  fuggiam! 
Mac.  Restate; 

E  tosto  a  me  svelate 
Chi  l'assassino  ha  salvo, 
Chi  '1  trasse  in  sicurtà. 
Tosto  obbedite,  o  morte 
Tutti  vi  scioglierà. 
Els.  Ola.     Che  sjpto  5  ohimè!  che  sento! 

Che  smania  ,  che  tormento  ! 
Gli  Scozzesi    Pietoso  Cielo  ,  accogli 

I  voti,  i  prieghi  nostri: 

1 Dall'  ira  di  que'  mostri 
Ne  salva  per  pietà. 
Parlate  !  Paventate  ! 
Morte  su  voi  già  sta. 
Max.  Tutti  avrem  P  afflitto,  ascoso: 

Dunque  è  vile  il  paventar. 
Non  si  sveli  il  generoso. 
Mon.  Pria  morir ,  che  mai  parlar. 

Mac  Chi  lo  ha  salvo  ornai  svelate. 

Max.  Sciagurato  !  invan  fra  noi 

Trovar  speri  un  traditor. 
Mac.  Quel  rèo  vecchio  circondate , 

E  si  tragga  al  mio  signor.  {alcuni 

soldati  s*  impadroniscono  di  Max.  ) 

Su  via  struggete  -  tutto  incendete  : 

Orma  non  resti  -  d'  abitator. 
Strage  e  rovina  -  sia  la  lor  sorte. 


22  ATTO  PPiIMO 

Mac.  Sol.       Lampo  di  morte  -  è  il  mi°  furor. 

r  suo 

Gli  altri     Sì  9  sì  struggete  -  tutto  incendete  ? 

Ma  in  ciel  vrè  un  Nume  -  vendicator. 

E?  fatti  segno  -  del  di  lui  sdegno ? 

Verrà  punito  -  cotanto  orror. 

(alcuni  Moti,  tentano  inutilmente  di  ricuperare 

Max.  che  viene  a  forza  trascinato) 


FINE  DELL  ATTO  PRIMO. 


SCENA  I. 


PROFONDA  VALLE  circondata  da  montagne.  Un  ramo  del  Forth 
si  perde  dietro  un  folto  bosco  sulla  sinistra.  Comincia  la  notte. 

Coro  di  Cacciatpri  ?  poi  di  Montanari. 


Cac. 


a  caccia  al  bel  frastuono 


Qual  si  unisce  agreste  suono? 
Anche  il  daino  un  suon  dolente 
Mesce  al  fremer  del  torrente- 
Ed  allor  eh'  estinto  ei  resta 
Ne  va  lieto  il  cacciatoi'. 
Ogni  valle  ?  ogni  foresta 

Offre  un  campo  al  suo  valor,  (sentesi  il 

suono  d'  una  campana  ^  quindi  la  cornamusa 

Un  Cac.  Qual  suono?  Udiam.  deiMon.) 

Mon.        Del  raggiante  lago  in  seno     (da  lontano) 
Cade  il  giorno. 
Il  suo  placido  sereno 

Sparve  intorno. 
La  campana  della  sera 
Di  riposo  è  a  noi  f ornerà. 

Già  cade  il  dì. 


ATTO 

La  molesta  -  voce  è  questa 

Del  monotono   pastor.      {suono  lontano  di 

Ma  silenzio...  il  suon  del  corno  comi) 
Dà  P  annunzio  del  ritorno. 

Già  cade  il  dì.        (  /  allontanano  j 

SCENA  II. 

Clotilde  sola. 

S'  allontanano  alfine  ! 
Io  sperai  rivederlo  , 

Nè  m'  ha  ingannato  il  cor.  Ei  mi  segui'a  : 
Lontan  esser  non  puòte. 

Io  tremo...  ohimè!.,  s' ei  qui  venisse  mai?.. 

Onde  P  arcano  sentimento  estremo 

Di  cui  nudro  1'  ardor  ,  ch'amo  fors' anco? 

Elvino  !  Elvino!  Ah  !  sei  pur  tu  ch'io  bramo. 

Semplice  abitator  di  questi  campi, 

Di  queste  valli  caro  orgoglio  e  speme, 

Sei  tu  sol  che  affascini  il  mio  pensiero, 

Che  il  mio  timor  cagioni.- Oh!. almen  ch'io  possa 

Confessarlo  a  me  stessa:  io  t'amo,  Elvino! 

Tu  i  giorni  miei  salvasti} 

E  P  amor  più  possente  in  me  destasti. 

I. 

Selva  opaca,  deserta  foresta, 

Ti  antepongo  ad  un  vano  splendor. 
Qui,  ove  tace  ogni  cura  molesta, 
Qualche  pace  ottener  posso  ancor. 
Ed  all'  eco  confidar 
Le  mie  pene,  il  mio  sperar. 

II. 

E  tu,  o  Luna,  beli' astro  pietoso, 
Che  proteggi  i  misteri  d'  amor; 


Un  Gag. 
1  Cac. 


SECONDO  ^5 
Se  tu  vuol  di  Clotilde  il  riposo, 

Calma  il  duolo  onde  è  pieno  il  suo  cor} 
E  se  in  te  può  confidar, 
Dà  conforto  al  suo  sperar. 

SCENA  IH. 

ElVINO  j    e  delta» 

Elv.  Se  il  mio  giunger  t'  oltraggia  , 

Me'l  perdona,  Clotilde.  I  passi  miei... 

Incauto  !  sino  a  te  spinger  osai. 
Clo.  E  facile  il  perdon  ,  quando  è  divisa 

La  stessa  colpa.  Elvino  ,  io  t'  attendea. 
Elv.  «  Questi  pietosi  accenti ...  ah  ! . .  troppo  il  sento  ! 

r>  Ha  la  pietà  inspirati 5 

«E  ti  commovi  al  mio  crudel  tormento. 

y»  Amandoti . . .  t'  offendo ...  ali  !..  il  mio  destino, 

«E  orribile. 
Clo.    ^  «E  men  tristo 

«E  forse  il  mio  ? 
Elv.  «D'uopo  è  però  ch'io  parta 5 

«E  d'uopo  è  pur,  che  in  questo 

99 Dolce  e  crudo  momento,  estremo  forse, 

«Tu  a  conoscermi  apprenda,  o  donna  amata. 

«Con  prepotente  orgoglio  ardisco  io  dirti, 

«Che  per  te  il  Cielo  mi  donò  la  vita. 

«D'un  vano  pregiudizio 

«Io  tutto  misurai 

«Lo  scoglio  che  fra  noi  sorge  fatale. 
«Io  lo  rispetterò...  ma  da  te  lunge. 
Comandami,  o  Clotilde, 
Di  fuggire  i  tuoi  sguardi  ? 
D'abbandonar  la  Scozia...  il  padre  istessoj 
Di  perder  la  mia  vita  in  suol  straniero*, 

2 


26  ATTO 

Di  seermi  a  tomba  inospitai  foresta... 
Parla...  pronunzia  un  solo  accento! 
Clo.  Ah!  resta. 

Tutto  apprendi ,  o  sventurato, 

Il  segreto  del  mio  cor. 
Per  te  solo  ei  fu  piagato. 
Per  te  palpita  d'  amor. 
Elv.         Se  tu  m'ami,  se  all'affetto 

Puoi  risponder  del  mio  cor^ 
Una  speme  avere  in  petto 
Io  potrò  di  pace  ancor. 
Ma  fra  noi  qual  v'  e  distanza!.. 
Quanti  mali  io  temo  ancor! 
Clo.         E  conforto  la  speranza 
Alle  pene  dell'  amor. 

(a  2) 

Elv.      f  Questi  cari  e  dolci  accenti 

Fan  più  crudo  il  mio  soffrir. 
Clo.      )  Ah!  perchè  sì  bei  momenti 
Denno  rapidi  fuggir. 
Vola  al  campo  della  gloria 
Fama  e  allori  a  meritar } 
Lo  splendor  della  vittoria 
Ti  può  solo  a  me  innalzar. 
Elv.        D'  Odo  ardo  al  fianco  io  volo 
Sì  bel  premio  a  meritar. 
Vincerò,  se  questo  solo. 
Sino  a  te  mi  può  innalzar. 

(a  2) 

Il  core  che  t'ama  -  sol  cexxa,  sol  brama, 
Anela  soltanto  -  di  viver  con  te. 

E  questa  speranza,  -  che  sola  m'avanza, 
E  il  bene  più  santo  -  più  vero  per  me. 

(odesi  un  calpestio) 


SECONDO  27 
Clo.  Alcun  vien...  separiamci. 
Elv.  Potrò  vederti  ancora  ? 
Clo.  Al  nuovo  giorno. 

Elv.  Oh  gioja! 

Clo.  Allor  che  sorgerà  P  aurora  5 

Presso  il  romito  bosco , 
Al  cospetto  del  Cielo 
Da  te  riceverò  P  addio  supremo. 

Elv.  Oh!  divina  bontà,     (cadendole  a  piedi,  e  baciandole 

Clo.  Forza  è  lasciarti.       la  mano) 

Elv.  Ciel!  Xirkpatrick...  Vallace...  ah!  parti,  parti. 

(  Clo,  s3  allontana  ) 

SCENA  IV. 

VàLLACE,  KlRRPATRICK,  e  detto. 

Val.  Solo  non  eri  in  questo  luogo. 

Elv.  Ebbene? 

Val.  Un  grato  abboccamento 

Giungemmo  a  disturbar. 
Elv.  Vi  chieggo  io  forse 

A  che  mirate  ? 
Kir.  E  d'  uopo 

Gli  è  che  tu*l  sappia...  e  più  d'ogni  altro,  o  Elvino. 
Val.  Stolto!.,  e  che  importa  al  di  lui  padre  ormai. 

Se  diserta  da  noi , 

Se  in  segreto  egli  aspira 

A  servir  Odoardo  ? 
Elv.  E  donde  il  sai? 

Val.  Dal  fuggir  di  Clotilde,  e  dal  tuo  stato. 
Elv.  E  tu  mi  vegli  ? 
Val.  Io  stesso. 

In  questo  cor  lanciasti 

Fin  da  ]eri  il  sospetto. 


2  8  ATTO 

Elv.  Ma  se  amassi? 

Kir.  Sleal! 

Elvt.  Se  amato  io  fossi. 

Come  tu  il  supponesti? 
Val.  Segui. 
Elv.         L'  amor  ? 
Kir.  Sarebbe  vii. 

Elv.  Clotilde? 
Val.  Esser  tua  non  potrebbe. 
Kir.  Sortita  elP  è  da  detestato  sangue. 
Val.  E  tu  gemi,  e  ti  prostri  appiedi  suoi? 
Elv.  Ma  di  qual  dritto  il  cieco  furor  vostro  .  . . 
Val.  Un  solo  accento,  e  ti  sarà  palese. 
Sai  tu  5  Elvino  ?  che  sia 
Voce  d^  onor  ? 
Elv.  Dal  padre  mio  F  appresi} 

Ma  F  onor  mio  riposto 
E  nella  gloria  delle  pugne  :  io  fuggo 
Il  mio  tetto  paterno  e  la  mia  patria  5 
E  in  Inghilterra'-.,  d' Odoardo  allato. 
Me  la  speme  strascina  ed  il  mio  fato. 
Val.     Mentre  la  Scozia  -  depressa  langue , 
Che  stilla  sangue  -  vacilla  e  muor. 
La  spada  impugna  -  più  reo  ti  rendi . . . 
Agli  empj  vendi  -  e  vita  e  onor. 
Elv.     Presso  Odoardo  -  F  onor  m-  attende  : 
A  lui  s'  arrende  -  d'  Elvino  il  cor. 
Mi  tragge  all'  armi  -  furor  di  gloria  } 
Sol  di  vittoria  -  è  ardente  il  cor. 
Kir.      Gressingha  un  vecchio  -  perir  facea  ; 
Queir  alma  rea  -  svenar  lo  fò. 
Da  noi  vendetta  -  F  estinto  aspetta, 
E  la  domanda  -  la  vuol  da  te. 
Elv.  Un  vecchio?  qual  mistero! 

Un  vecchio  ei  spense?..  Oh  Dio! 


SECONDO  29 
Kir.  Pria  volse  a  te  il  pensiero... 

Elv.  Oh  !  parla  !.. 

Kir.  No  '1  poss'  io. 

Val.  S'  ei  cede  il  cor  ti  squarcia  ! 

Elv.  Maxwell  ?.. 

Val.  Sì  ,  sciagurato  ! 

Ei  stesso  fu  svenato  : 

Tuo  padre  cadde  spento 

Per  man  del  traditor. 
Elv.         Che  sento,  ohimè!  che  sento! 

Non  reggo  al  mio  dolor. 
(a  3) 

Elv.         (La  sua  vita,  che  venne  recisa, 

Non  difesa  non  salva  fè  il  figlio. 
Forse...  ohimè!  nell'estremo  periglio 
Maledetto  il  suo  labbro  m'avrà. 
Questo  dubbio  mi  lacera  il  core  ... 
Ogni  pace  a  me  tolta  verrà.) 

Val.  Kir.  Ei  vacilla,  egli  oppresso  respira!  (fra  loro 

in  disparte  osservando  Elv.) 
Il  rimorso  congiunto  coli'  ira 
Ogni  laccio  d'  amor  scioglierà. 
Egli  piange...  egli  freme  d'orrore... 
La  sciagura  alla  patria  il  darà. 
Elv.  E  dunque  vero? 

Kir.  Sì}  fu  trafitto. 

Il  gran  delitto 
Vid'  io  compir. 
Elv.  Che  far?  che  dire? 

Val.  Seguir  virtù. 

Elv.  Io  vo'  morire  ! 

Val.  Viver  dèi  tu. 

Elv.  Vivrò  ,  ma  V  empio 

Cada  svenato } 
Ma  vendicato 
Sia  il  genitor. 


3o  ATTO 
Val.  Poh  modo  a'  tuoi  trasporti  : 

Calma  quell'  ira  ornai  I 
Vendetta  immensa  avrai 
Del  perfido  uccisor. 
Elv.  E  a  che  tardiam? 
Val.  La  notte  , 

Fausta  a'  miei  voti  e  a'  tuoi, 
D'  un1  ombra  protettrice  ne  circonda. 
Oui ,  avvolti  nel  mistero  , 
Giunger  vedrai  fra  poco. 
Da  me  chiamati ,  i  generosi  amici  , 
Che  udranno  i  tuoi  lamenti  : 
Udran  pel  labbro  mio 
Come  per  Bruce  s'  abbia  ■ 
Ad  affrontar  la  sorte  7 
E  vendicarti .  .  . 
(a  3)  Ah  si!..  Vendetta,  o  morte. 

Vendetta  orrenda  ,  -  vendetta  intera, 

Domanda  e  spera  -  fremendo  il  cor. 
Sciagura  agli  empj  !- sterminio  e  morte! 

Sia  il  cor  del  forte  -  chiuso  al  dolor. 
Vicina  è  P  ora  -  della  vittoria  .  .. 

Desio  di  gloria  -  e1  infiammi  il  cor. 
Val.  Dal  bosco  udir  mi  sembra 

Indistinto  fragor. 
Elv.  Udiam. 
Val.  Silenzio. 
Kia.  Di  numerosi  passi 
Risuona  la  foresta. 
Elv.  Il  fragor  più  s'appressa. 
Val.  Chi  s'  avanza  ; 


SECONDO 


3ì 


SCESA  V. 

Abitanti  della  Contea  di  Lanerk,  e  detti. 

I. Coro  Gli  amici  di  Lanerk. 

Val.  Kir.  Essi...  Oh  ventura! 

Elv.  Oh  ?  vendetta! 

(a  3)  L' avrem  :  è  ornai  sicura. 

I.  Coro        Con  ardor,  volle  il  cor 

La  distanza  superar  , 
E  i  pericoli  affrontar  } 
Purché  veggasi  Roberto 
Sulla  Scozia  al  fin  regnar. 
Ne  fu  guida  la  speranza  5 
Ne  die  forza  la  costanza... 
Resta  or  V  onte  a  vendicar. 
Val.  Voi  di  Lanerk  ,  o  generosi  figli  5 

Primi  veniste...  e  il  vostro  ardor  ne  scuote. 
Kir.  Imitarlo  sapremo.  (suono  di  tromba) 

Di  Clydesdale  panni  udir  lontana 
La  tromba  risuonar.  Lieto  ti  mostra: 
Un  Dio  ci  unisce,  e  la  vittoria  è  nostra. 

SCENA  VI. 

Abitanti  della  Contea  di  Clydesdale,  e  detti. 

II.  Coro   Negli  affanni  e  lo  squallore 

Langue  Bruce  e  ai  mali  indura  7 
Mentre  P  A  ligio  usurpatore, 
Tien  la  Scozia  in  servitù. 
Toglier  Brace  alla  sciagura 
Forse  noi  non  potrem  più. 
Val.  E  scusabil  la  tema 


32  ATTO 

In  chi  vive  qual  noi. 

Affidatevi  tutti  alla  mia  speme  ! 

Ci  arriderà  ventura  . .  • 

Ne  ha  fede  il  cor. 
Tutti  Vendetta  è  ornai  sicura. 

Kir.  Mancan  di  Buie  adesso 

I  magnanimi  solo. 

Val.  Onde  celate 

Rimangan  le  lor  traccie, 
E  ad  ingannar  chi  ne  sorveglia  forse  5 
S'  apron  co' remi  loro 
Sul  mobile  elemento 

II  sol  sentier  che  non  inganna  mai.     (  vedami 

alcune  navicelle  che  approdano  lentamente  alla  riva) 

Kir.  Secondata  è  la  speme 

In  cui  tanto  t'  affidi. 

Non  odi  tu? 
Val.  Chi  vien? 

SCENA  VII. 

Abitanti  dell'  Isola  di  Bute,  e  detti. 

III.  Coro  Di  Bute  i  fidi. 

I  tre  Cori    Vallace,  sol  per  te 
Tre  popoli  s' unir} 
E  chiedono  seguir 

Il  tuo  destino. 
Parla  :  fra  noi  non  v'  è 
Chi  opporsi  a  te  saprà. 
Se  pace  incontrerà 

Sul  tuo  cammino. 
Val.  Le  belve  più  feroci 

Che  inondan  la  campagna 

Morte  recando  e  spavento  e  terrore, 


SECONDO  33 

Mali  adducon  men  crudi  e  men  funesti 

Di  quelli  onde  ne  grava  un  Anglo  ingiusto. 
Kir.  Oggi  sia  dunque  dato 

Santa  lega  formar  fra  noi  concordi , 

Perchè  alfiiY  spento  dai  Scozzesi  ei  sia. 
Cobo  di  Cly.  Gressingha?..  Oh  qual  terrore! 

Freme  ed  agghiaccia  in.  sol  pensarlo  il  core. 
Kir.  Ma  non  a  tradimento  :  in  campo  aperto. 

A  singoiar  battaglia 

Lo  sfiderem  co'  suoi} 

E  qui,  soltanto  voi 

Potreste  opporvi  a  sì  glorioso  vanto  ? 
Coro  ni  Cly.  Ma  desso...  Oh  qual  terrore! 

Freme  ed  agghiaccia  in  sol  pensarlo  il  core. 
Val.  Usi  a  soffrir  da  lungo  tempo  il  peso, 

Le  pene  sopportate 

Delle  vostre  sciagure...  Oh!  almen  pensate 
Al  vostro  Prence  amato  ,  alle  famiglie } 
Alle  spose  ,  alle  figlie  , 

Clie  ornai  più  asil  non  han  nel  vostro  tetto. 
Kir.  Più  sicuro  fra  noi  non  v'  è  ricetto. 
Val.  Contro  cotante  infamie,  invano,  o  amici, 

Reclama  umanità.  Roberto  attende 

Tutto  da  noi  Scozzesi } 

E  tolto  a^  suoi  perigli 

Darete  in  esso  un  Nume  ai  vostri  figli. 
Cori  Che  far  dobbiam?  palesa  il  tuo  desio. 
Elv.  La  morte  vendicar  del  padre  mio. 
Cori  Maxwell  l  qual  era  il  suo  delitto? 
Elv.  Ila  salvo 

Da  morte  un  innocente. 
Cori  Empio  assassinio  è  questo. 
Val.  Mostriamci  offesi  alfine 

Di  cotanta  baldanza:  . 

NelP  ombra  e  nel  silenzio 

<2* 


34  ATTO  SECONDO 

Àrmiani  le  destre,  e  minacciamo  i  rei. 
Tutti  Sì:  armiam  le  destre,  e  minacciamo  i  rei. 
Val.  Il  giorno  fìa  che  sorga 
Di  vendetta  e  di  pace. 
Lo  affretterete  voi? 
Tutti  Non  lo  temer...  sì}  tutti. 
Val.  Presti  a  vincer  ? 
Tutti  Sì}  tutti. 

Val.  Presti  a  morir  ? 
Tutti  Sì  }  tutti. 

Val.  Ebben  giuriamo 

In  faccia  al  firmamento 
Fede  e  concordia  in  ogni  rio  cimento. 
Tutti  Giuriam,  giuriamo  -  pei  nostri  danni, 
Pei  mali  nostri,  -  pei  nostri  affanni: 
Al  Dio  dei  Regi  -  e  dei  pastori 
Morir  di  Bruzio  -  sostenitori. 
Se  un  uomo  debole  -  v'  ha  qui  fra  noi 
Lo  privi  il  Sole  -  de^  raggi  suoi} 
Non  oda  il  Cielo  -  la  sua  preghiera} 
E  giunto  al  termine  -  di  sua  carriera 
La  terra  accoglierlo  -  ricusi  ancor. 
Elv.  Già  sorge  il  dì. 

Kir.  Segnai  per  noi  d' allarme. 

Val.  Di  vittoria. 

Kir.  Qual  grido 

Rispondere  vi  deve? 
Val.  All'  arme  ! 

Tutti  A1P  arme  ! 


FINE  DELL1  ATTO  SECONDO. 


SCENA  I. 

CAMPESTRE  ED  AMENO  LUOGO  REMOTO. 
Clotilde,  ed  Elvino. 


Clo.  JLilvino  !  e  donde  nasce 

La  tua  disperazion  ?  è  questo,  parla. 

Questo  il  tenero  addio,  che  m' attendea? 

Tu  parti ,  ma  ben  presto 

Ci  rivedrem  ,  lo  spero. 
Elv.  .  Ab,  no!  qui  i*esto, 

Resto  per  vendicar  il  padre  mio. 
Clo.  Cbe  speri  tu  ? 

Elv.  Nulla  che  sangue  io  spero. 

Ai  favori  rinuncio  della  sorte , 

À  tutto  ciò  che  aspiro, 

Alla  gloria,  a  te  stessa... 
Clo.  Elvino  ,  a  me  ? 

Elv.  Fu  tratto  a  morte  il  padre 

Sotto  un  ferro  omicida  egli  è  caduto  5 
E... 

Clo.      Ohimè  ! 

Elv.  Non  sai  tu  forse 

Chi  dirigesse  il  colpo  ? 


35  ATTO 
Clo,  Ah  !  freme  11  cor  oppresso  !  . . 
Elv.  Te '1  disse  il  tuo  terror. . .  Gressingha. 
Clo.  Ei  stesso? 

Ah!  se  privo  di  speme  è  V  amore, 
Non  mi  resta  che  pianto  e  terrore  : 
Infelice  per  sempre  sarò. 
Un  delitto  ,  mi  toglie  il  mio  bene} 
Fa  più  acerbe  le  immense  sue  pene, 
Nè  il  suo  duol  confortar  io  potrò. 
Ah  !  che  invan  provocando  il  destina 

A  te  salda  serbai  la  mia  fé} 
Chè  se  tu  non  mi  sei  più  vicino. 

Sarà  morte  la  vita  per  me. 
E,  per  colmo  di  duol  così  rio, 

A  te  un  padre  il  delitto  rapì} 
Ne  divider,  piangendo,  poss' io 
Quel  destin  che  te  stesso  colpì. 
Ma,  in  onta  a  un  fato  barbaro, 

Per  sempre  il  mesto  cor 
Conserverà  V  immagine 

Del  mio  libera tor.   (odesi  suono  lontano) 

Elv.         Qual  fragor?  quai  suoni  ascolto? 

Che  sarà? 
Clo.  Warem  si  desta. 

Elv.  Ei  verrà  dal  fui  min  còlto. 

Clo.  Oggi  scende  ad  una  festa , 

Che  a  Sterlinga  fò  bandir. 
Fuggi,  ah!  fuggi  un  peggior  male! 

La  sua  gioja  è  ognor  fatale. 

Se  mai  priego  al  cor  ti  scese 

Fuggi ,  o  misero  .  .  . 
Elv.  Io  fuggir? 

Clo,         Se  a  me  niega  di  seguirti 

Reo  poter  di  sorte  austera, 

L'  alma  mia  ti  segue  intera, 

Fida  sempre  al  tuo  soffrir. 


TERZO  37 
Elv.         Fanno  insulto  al  duol  que' canti... 

10  qui  resto  per  punir. 
Clo.         Pensa,  Elvino... 

Elv.  Al  padre  io  penso  .  . . 

(a  2)  Sacrifizio  io  gli  offro  immenso 

Se  ti  lascio  nel  martir. 
Dunque  addio  !  per  sempre  addio  ! 

11  destin  si  de'  compir.     (partono pei*  lati 

opposti) 

SCENA  IL 


GRAN  PIAZZA  DI  STERLL\GA  PARATA  A  FESTA. 
Noi  fondo  il  Castello  abitato  da  Gressingiia  e  da  Clotilde.  Da  una 
parte  è  inalzato  un  palco  pel  Reggente  ed  i  Grandi.  Nel  mezzo  è 
inalberato  lo  stendardo  d1  Inghilterra. 

Gressingiia  ,  Baroni,  Macgregor  ,  Guardie,  Soldati, 
Scozzesi,  Mfnestrieri,  Paggi,  Montanari,  Popolo,  ecd 

Coro  di  Sol.     Gloria  al  poter  supremo  ! 

Viva  Gressingha  , 
Terror  del  mondo  in  ter. 
In  pace  ed  in  battaglia 
L'  anatema  egli  scaglia 
Sul  popolo  e  il  guerrier. 
Viva  Gressingiia! 
Coro  di  Scoz.   (Ben  altre  leggi  avremo, 
Roberto ,  un  dì  da  te. 
Il  tuo  poter  supremo 

Fia  sempre  amore  e  f e  . .  .) 
Gres.  Tema  ognun  la  mia  vendetta, 

Se  le  leggi  non  rispetta  , 
Se  ricusa  d'  obbedir. 
Dee  ciascun  ,  come  al  Re  istesso5 
ogni  grado  e  d'  ogni  sesso. 
Queir  insegna  riverir.      (sale  coi  Bar. 

il  palco) 


38  ATTO 

Coro  di  Sol.    Gloria  al  poter  supremo  ! 

Viva  Gressingha, 
Terror  del  mondo  inter. 
In  pace  ed  in  battaglia  , 
L' anatema  egli  scaglia 
Sul  popolo  e  il  guerrier. 
Viva  Gressingha. 

{Durante  questo  coro  tutti  gli  astanti  diedero  omaggio  *  pro- 
sternandosi   all'  insegna  inalzata  nel  mezzo  della  piazza) 

GnEs.Della  vostra  obbedienza  oggi  Odoardo 
S' abbia  novello  pegno. 
E  a  voi  noto,  o  Scozzesi, 
Con  qual  freno  io  vi  regga. 
Dove  i  miei  voti  ognun  di  voi  prevegga. 
Ma  severo  ,  tremendo  io  sono  allora 
Che  meco  ingiusti  siete  , 
E  provocate  il  mio  furor  estremo. 
Coi  canti  e  in  un  co''  giuochi 
Di  questo  dì  P  orgoglio 
Sia  da  voi  celebrato  -  udiste?  -  il  voglio. 

{Alcuni  Meneslrieri  accompagnano  colla  sola  voce  Una 
Canzone  a  Ballo ,  cantata  dalle  Mont.  Scoz.') 

Menestrieri 

La  tua  danza  sì  leggera, 

Pastorella  forestiera, 

Oggi  al  canto  s'  unirà. 
Fior  la  terra  più  gentile 

Neil'  aprile  -  non  ci  dà. 

Montanari 

Quel!'  agii  piò 

Ch'  egual  non  ha  , 
Più  vaga  in  le 
Fa  la  beltà. 


TERZO  39 
In  ogni  età  -  s' onorerà 
S'esalterà  -  la  sua  beltà. 

Tutti 

E  al  vago  amatore 
La  vergin  donzella 
Di  danza  sì  bella 
L'  offerta  farà. 

TERMINATA  LA  CANZONE  ALCUNI  SOTRONI  COSTRIN- 
GONO LE  MONTANARE  A  DANZAR  SECO  LORO. 

SCENA  III. 

VALLACE  5  OlAO  ,   e  detti. 

MAC.  Inchinati  ?  Superbo.     (a  Val.  che  attraversa  La  scena 

senza  far  riverenza  ali3  insegna) 

Val.  Nella  fiacchezza  sua  puoi  tu  il  soffrente 

Con  orgoglio  avvilir...  me  no,  che  sprezzo 
Qualunque  eccesso  che  a  viltà  mi  spinga. 

Mac  Miserabile! 

Scoz.  (Oh!  qual  funesto  ardire! 

Per  lui  temer  dobbiamo  !  ) 
Mac  Avvi  chi  tenta  (a  Gres.) 

Infranger  le  tue  leggi. 
GRES.QuaPè,  qual'  è  l'audace?  (scende) 

Mac  (additandoglielo)  E  al  ttlO  Cospetto. 

Val.  Il  tuo  poter  rispetto 

Misurato  alle  leggi }  ma  nemico  ? 

Nemico  tuo  senza  timor  mi  vanto. 
Gres. Cedi  ?  superbo  j  o  trema. 

La  mia  voce,  i  tuoi  detti, 

Ti  minacciano  insiem.  Mira  quell'  armi , 

Osserva  que'  soldati. 
Val.  Io  t'odo...  io  vedo... 

Ma  nulla  intendo  ancora. 


4o  ATTO 

Gres. Colui  che  mal  conosce  il  suo  dovere , 

Non  freme  in  preveder  la  propria  sorte? 
Val.  Io  la  conosco  :  esser  non  può  che  morte. 
Mac.  Questo  ardire,  signor ,  me  lo  palesa: 
E  Guglielmo  Vallace  ,  è  quelP  indegno 
Che  Arcibaldo  sottrasse  al  vostro  sdegno. 
Gres.  S'  arresti  olà  ! 

Sol.  (.irresoluti)  Gli  è  desso 

QuelP  uom  pietoso  tanto  , 
Cui  non  ha  pari  il  cor. 
Gres.  Per  lui  non  v'ha  pietade  : 

Lo  voglio  in  poter  mio.     (i  Sol.  spo- 
gliano delle  sue  anni  Val,  e  lo  circondano) 
Val.  L'  ultimo  almen  foss'  io 

Scherno  del  tuo  furor. 

(  Insieme  ) 

Gres.  Mac.  e  Sol. 

Quel  fasto  m' offende  ,  Già  piega  ,  già  cede 

Furioso  mi  rende:  Depresso,  avvilito: 

Dal  fulmin  colpito  Dal  fulmin  colpito 

Piegar  lo  vedrò.  Ch'  ei  stesso  invocò. 

Val.  (ad  Ola.)  Ola. 

T'invola  al  periglio,  Quel  fulmin  che  pende. 

Diletto  mio  figlio,  Disdegno  m'accende... 

E  lieto,  te  salvo,  Ma  teco  o  colpito, 

Contento  morrò.  O  salvo  sarò. 

Val.  Corri  alla  madre,  e  fa  che  tosto  incenda, 

(sottovoce  ad  Ola.) 

De5  nostri  monti  sulla  cima  estrema  , 
La  fiamma,  che  segnai  sia  di  battaglia 

A?  nostri  amici.  (Ola.  sia  per  allontanarsi  ed  è 

veduto  da  Gres.) 

Gres.  Arresta!  (ad  Ola.) 

(Cotanta  tenerezza, 


TERZO  4* 
La  mia  vendetta  compirà.)  Rispondi:   (a  Val) 
E  tuo  figlio  costui? 
Val.  Il  sol. 

Gres.         S'arresti  anch'esso.  {ai Sol.) 

Val.  Egli  pure  ?  ma  come  ? 

Il  suo  fallo  qual'  è? 
Gres.  L'  esserti  figlio  5 

Il  tuo  parlar:,  l'incauto  orgoglio  tuo. 
Val.  Deh  !  non  volerlo  :  nella  mia  sventura 

Di  lui  non  mi  privar.  Per  lui  soltanto 

È  meno  grave  il  pondo 

Della  catena  che  strascino  al  Mondo  5 

E  non  a  me  soltanto, 

Ad  una  madre  è  necessario  e  caro  : 

Essa,  nell'  amor  suo  ,  tempra  1'  amaro 

D'un  avverso  destin,  d'un  Cielo  irato... 

Non  lo  rapir  a  lei ,  piangendo  il  prego  : 

Libero  il  rendi... e  a  te,  signor,  mi  piego. (s'inginoc.) 
Gres. Ecco  quell'  UOru  temuto,  {con  amaro  sarcasmo j  e  de* 

Quel  vigil  cacciatoi-... La  tema  il  vince3  rìdendolo} 

Lo  abbatte  un  detto. 
Val.  {alzandosi)  Ah  !  questo  avvilimento 

E  giusto  ,  il  merto  ...  e  fu  ben  reo  consiglio 

Quel  di  prostrarmi  a  te. 
Gres.  Muoja  suo  figlio.  (In  questo 

entra  Clotilde) 

SCENA  IV* 

Clotilde  ,  Damigelle  ,  e  detti. 

Clo.        Che  fai  ?  sentenza  orrenda  ! 
Sol.  Entrambi  den'  morir. 

Mow.  (Ancor  dovran  soffrir.) 

Gres.        State:  non  sian  troncati 
I  giorni  loro  odiati  ! 


4  2  ATTO 

Vivano  pur...  ma  i  rei 

Ribelli  ai  voti  miei, 

S1  allegrerai!  fra'  ceppi 

Del  loro  folle  ardir. 
Clo.         Che?  il  figlio?  Ah  no!  t'arresta... 

Crudel  sentenza  è  questa. 
Gres.  Dato  fu  il  cenno  ?  e  basti. 

Meco  tu  invan  contrasti  : 

Il  fìllio  ancor  ! 
Clo.  Giammai... 

Giammai  finche  vivrò. 
In  nome  del  Sovrano 

Suo  figlio  a  me  sia  dato  !    0*  Sol.  irresoluti 
attendono  un  cenno  di  Gres.) 

Qui  ciascun  vedi  ,  o  insano  ? 
Contro  di  te  sdegnato, 
E  non  ti  pieghi  ancor? 
Mac. eSoL. Cedete!  il  padre -almen  ne  resta. 

(Gres.  cede3  e  fa  cenno  che  Ola.  sia  ciffìdato  a  Clo.) 

Mon.  Ah  sì  !  del  Cielo  -  boutade  è  questa. 

Vallace  ?  Ahi  tristo  !  -  vii  premio  ottiene, 
Colle  tue  pene  -  la  tua  virtù  ! 
Mac.  Mormoran  essi -non  gli  odi  tu?  {a  Gres.) 

Gres.  L'  audacia  delF  infido 

NelP  odio  lor  rinasce  5 
Ma  intanto  a  nuove  ambasce 
Lo  serba  il  mio  furor. 
Mac.  E  il  tenti?...  ognun  qui  freme 

Deh  pensa  ! .  . . 
Gres.  A  che  temer? 

Fra  ceppi  il  popol  geme  5 
Le  ardire  è  a  lui  stranier. 
Traggasi  a  nuovo  orribile  supplizio 
Entro  la  torre  a  cui  fa  cinta  il  fiume, 
Mon.  Grazia! 

Gres.         Apprendete  come 


TERZO 

Il  Reggente  v'appaghi  -  ai  rettili  io  lo  dono 

La  lor  fame  vorace 

Gli  schiuderà  il  sepolcro  ! 
Ola.  Ah  padre! 

Val.  Ah  figlio! 

Mon.  Grazia  ! 

Gres.  Giammai  !...  non  cangia  il  mio  consigi 

Gre. Mac  /  E  il  suo  destili  segnato  3 

e  Sol.  Nò.  può  fuggir  V  odiato 

A1    .    ,    mio  r 
Al  giusto  iuror. 
°  suo 

Clo.        1  E  seco  il  Ciel  sdegnato, 

Ma  fia  per  me  salvato 

Al  figlio  il  genitor. 

Val.         /  Affretta  il  reo  mio  fato  , 

Ma  il  figlio  almeno  ,  o  ingrato  ! 

Sia  tolto  a  tanto  orror. 

Ola.         I  Ah  !  se  mi  vuol  V  ingrato  * 

Da  un  padre  separato  ? 

In  voi  fidanza  ha  il  cor. 

Mon.        1    Ahi  misero  !  A  qual  fato 

Serbato  -  è  il  suo  valor. 

Gres.  Si  sgombri  olà  il  recinto 5 

O  a'  piedi  vostri  estinto 

Faccio  costui  cader. 

Mac.  e  Sol.  Il  cenno  ognun  rispetta  : 

Temon  la  tua  vendetta. 

Mon.  (  Silenzio  !  è  forza  ancora 

Coprirsi  nel  mister.  ) 

Val.  Anatema  a  Gressingha  ! 

Ola.  Udite  la  sentenza  ? 

Mac.  E  noi  tanta  insolenza 

Dovrem  soffrir  ?  -  tacer  ? 

Gres.  Se  alcun  di  loro  inoltrasi 

Si  faccia  al  suol  cader. 


44  ATTO  TERZO 

Clo.  Ah!  vieni  meco,  affrettati: 

Fuggiam  da  quelP  auster. 
Val*  Oh  figlio  !  ^        -,        v  \  , 

Ola.  Oh  padre!  0h  <lual  SUPPW 

Serba  di  me  pensier. 
Mon.  Anatema  a  Gressingha  ! 

Sol.  Di  morte  è  sul  sentier. 

{Gres,,,  Mac.  ed  iSol.  si  schiudono  colla  forza  un  passaggio  fra 
il  Popolo  trascinando  Val.  Ciò,  seco  conduce  Ola,  ed  il  popolo  ,  in* 
calzato  dai  Sol. ,  si  allontana  nella  massima  costernazione) 


FINE  DELL'  ATTO  TERZO. 


SCENA  L 

INTERNO   D1  UNA  RUSTICA  ABITAZIONE. 
Una  porta  che  mette  ad  altre  stanze  è  socchiusa. 

ELVINO  solo. 

3N"on  mi  lasciare,  o  speme  di  vendetta! 
Vallace  è  fra  catene.  Impaziente 

10  di  pugnar  V  istante  affretto.  In  questo 
Caro  asil...qual  silenzio! 

Ascolto...  e  de' miei  passi  odo  soltanto 

11  suono.  Oh!  vada  in  bando 

11  segreto  terror  . . .  entriam.  Gran  Dio!  {dopo 

aver  fatto  alcuni  passi  onde  penetrare  nelle  stanze  interne) 

No:  mio  malgrado  io  sento 
Ch"  entrar  mi  vieta  il  mio  crudel  tormento. 
O  muto  asil  del  pianto, 

Dov' io  sortiva  il  dì: 
Jeri  felice,  ahi  quanto! 

Oggi  fatai  così. 
Invano  il  padre  io  chiamo: 
Egli  non  m'ode  più! 


46  ATTO 

Fuggir  quel  tetto  io  bramo. 

Che  caro  un  di  mi  fu. 
Mon.  Vendetta!  (didentro) 

Elv.  Oh  mia  speranza! 

D'  allarme  io  sento  i  gridi. 

Al  giuramento  fidi 

Gli  adduce  onore  a  me. 

SCENA  IL 

Montanari,  e  detto. 

Mon.  Fatto  prigion  Vallace, 

D'ogni  soccorso  è  privo j 
Dai  ferri  dell'  audace 
Sciogliere  alfin  si  de\ 
Dell'  armi  aver  vogliamo, 
Salvarlo  poi  con  te. 
Elv.         Ah  sì!  amici ...  correte,  volate 

Dove  sta  la  deserta  brughiera } 
Spade,  accette  ed  ogni  arma  guerriera, 
Voi  potrete  colà  ritrovar. 
Coro  Ah!  si  voli  la  destra  ad  armar,  (escono 

Elv.  Dal  pianto  ornai  si  resti!  precipitosi) 

L'  ira  al  pensier  si  desti 
Di  mia  fatalità. 
Chi  un  padre  a  me  rapiva, 
Chi  d'  ogni  ben  mi  priva 
La  morte  incontrerà. 
Coro  Andiamo,  Elvino,  andiamo!  (tornando) 

Presti  a  pugnar  siam  già. 
Elv.         Sì,  venite:  delusa  la  speme 

Non  verrà  di  sì  fervida  brama. 
Gloria,  onore,  vendetta  ci  chiama; 
E  Vallace  per  noi  non  morrà. 
Coro        Sì,  vendetta!  .delusa  la  speme 

D'ogni  Inglese  per  noi  resterà,  (partono) 


QUARTO 


47 


SCENA  III. 

IL  FIUME  FORTH.  Vedesi  parte  del  ponte  che  conduce  a 
Sterlinga.  11  fondo  è  ingombro  di  dense  nubi  foriere  di  procella. 

Elspa?  e  Montanare. 

Coro        Resta  ornai!  ti  perde  il  duolo: 

Non  ascolti  il  suon  di  guerra? 
Els.  A  Giessingha  anelo  io  solo. 

Coro  Dal  crudel  che  puoi  sperar? 

Morte!  morte! 
Els.  Io  la  bramo  . . . 

Ah  sì!  la  voglio;  che  qui  trovarmi ?  e  piùva 
Di  Vallace  e  d' Olao,  non  fia  ch'io  viva. 

SCENA  IV. 

Clotilde  5  Olào?  e  delie. 

Ola.  Ah  madre!  (didentro) 
Els.  Chi  parlo  ?  Questa  soave 

Voce  a  me  cara... 
Ola.  Madre!  (didentro) 

Els,  Udirlo  p armi .. .  {escono 

Ciò.  ed  Olao  ) 

E  desso!  E  desso!  Oh  sorte!  il  figlio  mio.,. 

Ma...  ohimè!  tuo  padre  i  passi  tuoi  non  segue? 
Ola.  Ai  ferri  onde  fu  cinto 

Togliersi  alfìn  potea,  che  da  Clotilde 

Egli  salvato  venne. 
Els.  Tu 5  d'ogni  ben  capace ? 

Esser  P  angel  per  noi  potrai  di  pace. 


43  ATTO 

(a  3)  _ 

Clc.  Sottratto  a  orribil  nembo , 

A  te  ritorno  il  figlio. 
Di  bella  pace  in  grembo  , 
No  *1  giungerà  il  periglio  : 
Clotilde  a  voi  predice 
Un  termine  al  dolor. 
Con  me  la  speme  il  dice. 
La  speme  ond1  arde  il  cor. 
Els.  Ola.     Vivrem  di  pace  in  grembo  : 
N1  è  il  labbro  suo  presago. 
Del  Ciel,  cessato  il  nembo, 
Ella  è  per  noi  P  immago  5 
E  s' ella  ne  predice 
Un  termine  al  dolor, 
La  speme  in  essa  il  dice 
Col  suono  dell'  amor. 
Els.  E  per  partire  i  nostri  mali  estremi 
Su  queste  rive  dimorar  vi  piace, 
Voi  d'ogni  prode  speme  e  forse  orgoglio? 
Clo.  Esservi  ostaggio  di  Vallace  io  voglio  5 
E  qui  la  mia  presenza 
Del  suo  tornar  risponde. 
Els.  Del  suo  tornar?  e  vana 
Non  sarà  questa  speme? 
Ma  perchè  non  seguiva  i  passi  vostri? 
Ola.  Egli  mosse  a  pugnar. 
Clo.  Mosse  a  vittoria. 

Els.  A  pugnar?.,  giusto  Ciel!  ..  egli  è  perduto. 

Ovunque  è  morte  pel  mio  sposo  intorno. 
Ola.  Oh!  qual  pensieri.,  corretto 
Sia  questo  obblio  fatale  5 

E  di  salvezza  alfin  splenda  il  segnale,  (per  partire) 
Els.  Che  speri  tu? 

Ola.  Giovar  al  padre  intendo  ! 


QUARTO  49 
Gii  umano  ha  cor,  si  scuota 
Al  sorger  di  quo'  fuochi  5  e  iu  ogni  riva 
In  cui  PAnglo  discenda 

Che  amari  Brace  i  Scozzesi  ovunque  apprenda. 

(  corre  rapidamente  ) 

Clo.  Qtial  mai  fragore  è  questo?  (la  bufera  si  unisce 

Els.  Sovra  Pali  del  vento  al  suono  di  guerra) 

Morte  passeggia...  ah!  il  mio  Vallace  è  spento! 

(disperatamente  si  pone  in  ginocchio  e  seco  tutte) 

Els.  Tu  che  P  appoggio 

Del  debol  sei 
Ascolta  3  o  Cielo, 
I  voti  miei. 
Se  il  mio  Vallace 
Tu  non  difendi  ? 
Se  non  me  '1  rendi 
Di  duol  morrò. 
Deh  !  frangi  il  giogo 
Che  ci  fa  oppressi} 
Punisci  il  fallo 
Negli  empj  islessi. 

Salva  Vallace  (unitamente  alle 

Dal  suo  periglio  .  .  .  montanare) 
Un  padre  al  figlio 
Mancar  non  può. 

SCENA  Y. 

ArCIBALDO  5  e  dette. 

Arc.  Io  lo  vidi ?  io  lo  vidi... 

Egli  imboscato  tiensi 

Nella  vicina  selva  ? 

Ove  nascosto  attende 

Gressingha  che  a  pugnar  seco  discende. 
Els.  Ah!  se  lo  regge  il  Cielo 

3 


5o  ATTO  QUARTO 

In  causa  così  giusta, 

Se  gli  è  di  scudo  e  guida  ? 

Col  legittimo  Re  salvi  noi  siamo. 
Clo.  Cauti  ad  esso  moviam  ! 

Tutti  A  lui  corriamo,  (partono) 

(,  La  procella  imperversa*  Il  segno  della  battaglia  è  dato. 
I  soldati  di  Gre.  son  presso  ad  attraversare  il  ponte  : 
ad  un  tratto  uno  squillo  di  tromba  parte  dalla  selva  * 
a  cui  vieti  risposto  da  lontano.  In  questo  momento  il 
ponte  precipita  j  e  sommerge  nell'onde  gV  Inglesi  che 
sono  ivi  pure  incalzati  e  tratti  a  mal  termine  dai  Mon- 
tanari scozzesi^  alla  cui  testa  per  una  parte  vedoìisi  Val. 
ed  Elv.  e  per  V  altra  Kir.  j  che  3  con  ardore  lanciali" 
desi  nel  fiume^  cerca  di  Gre.  che  trova,,  e  lo  fa  spento) 

SCENA  ULTIMA. 

Tutti  gli  Scozzesi. 

Tutti  Viva  Vallace!  Viva! 

Elv.  A  lui  dovrà  la  Scozia,  a  lui  soltanto 

D'  esser  lieta  e  tranquilla  il  nobil  vanto. 
Tutti       Tutto  cangia  :  il  Ciel  s'  abbelìa, 
L'aria  è  pura,  il  di  raggiante. 
La  Natura  è  lieta  anch'  ella:, 
E  allo  sguardo  incerto,  errante 
Tutto  dolce  e  nuovo  appar. 
Salvo  è  Bruce  -  Egli  è  la  luce 
Che  al  trionfo  de'  guidar. 
{Prima  di  questo  insieme  la  buferà  avrà  cessato.  A  poco  a 
poco  si  saranno  dileguate  le  nubi  lasciando  vedere  il  fon- 
do della  scena  la  cui  prospettiva  è  chiusa  da  elevate  mon- 
tagne sotto  cui  il  panorama  delia  Città  di  Sterlinga^ 
de3  Villaggi  circostanti  illuminati  dagli  ultimi  raggi 
d<.l  Sole  cadente.) 


FINÈ  DEL  MELODRAMMA. 


fàaJXo  h  wfl^o  dwaiUtt  m  fn>  atti 

COMPOSTO  E  DIRETTO 
DA 

SALVATORE  TAGLIONI 

TlLaeJtto  di  pet^cjiotiauieuto  De(fe  c)t.  cScuofe  Di  Tfbafflo 
e  (Toitipojito^e  De'cJLeafi  teatri  Di  T&apoft. 


WVERTIMEIXTO. 


j£/  applaudissimo  Romanzo  Storico  del  Manzoni 
sarebbe  stato  argomento  di  un  gran  ballo,  se  la  cir- 
coscritta arte  mimica  valesse  a  superare  le  moltis- 
sime difficoltà  che  si  frappongono ,  onde  presentare 
un  lavoro  >  che  y  in  parte ,  sia  degno  deW  altissimo 
soggetto.  E  comunque  il  Compositore  non  ne  deponga 
totalmente  P  idea  ,  osa  frattanto  offerire  un  Ballo  di 
mezzo  carattere,  nel  quale  ha  procurato  di  raccozzare 
fra  loro  alcune  delle  più  belle  ed  interessanti  scene, 
onde  formarne  una  semplice  mimica  azione.  Ardisce 
quindi  lusingarsi  che  gli  verrà  condonato  V  essersi 
allontanato  dal  sommo  originale  che  prese  a  norma, 
tanto  neW  andamento  quanto  nello  sviluppo  dell'  a- 
zione.  —  In  questa  lusinghiera  fiducia  il  Compositore 
abbandona  sè  e  l'opera  sua  alla  esverimentata  gen- 
tilezza del  Pubblico  AI  danese. 


PERSONAGGI 


55 

ATTORI 


DON  RODRIGO. 

RENZU  TRAMAGLINO,  giovine 

e  ricco  contadino  promesso 

sposo  di 

LUCIA  MONDELLA,  figlia  di 
AGNESE. 

CRISTOFORO  ,  vecchio  di  e- 
semplari  costumi,  decano  del 
Villaggio. 

DON  ABBONDIO,  Podestà. 

TONIO,  amico  di  Renzo. 

IL  GRISO,  Capo  depravi  di  D. 
Rodrigo. 


Sig/  Ramacini  Antonio. 

Sig.T  Lasina  Antonio. 
Sig/  Muratori  Gaetana. 
Sig/  Konzani  Cristina. 

Sig.r  Bocci  Giuseppe. 
Sig/ Baranzoni  Giovanni. 
Sig/  Vigano  Dayide. 

Sig/  Fietta  Pietro. 


Bravi.  -  Contadini  e  Contadine. 
Marinari.  -  Soldati  Spagnuoli. 


I^a  scena  ha  luogo  parte  in  un  Villaggio  sulle  sponde  del 
Lago  di  Comoj  parie  nel  palazzotto  di  D.  Rodrigo  poco  di- 
stante dal  Villaggio  istesso. 


(Anno  1628) 


ATTO  PRIMO. 

Estremità  di  un  villaggio  in  riva  al  Lago  di  Como. 
Casa  di  yJgnese.  Pieve  con  campanile.  In  lonta- 
nanza y  sulla  collina y  Palazzotto  di  D.  Rodrigo. 


Don  Rodrigo,  dopo  avere  ordinato  a  due  suoi 
Bravi  di  tenersi  in  disparte ,  giunge  in  questo  luogo 
per  veder  modo  di  parlare  a  Lucia,  della  quale  e 
vivamente  preso  d'  amore.  Esce  di  fatto  Lucia  dalla 
sua  casa  ,  impaziente  per  non  veder  anco  giungere 
le  amiche  che  debbono  accompagnarla  alle  nozze. 
La  donzella  mostra  grande  meraviglia  nello  scorgere 
D.  Rodrigo,  e  vorrebbe  tosto  rientrare  in  casa,  ma 
quegli  la  trattiene  e  le  fa  viva  istanza  perche  ella 
corrisponda  alP  amor  suo.  Lucia  cerca  da  prima 
prenderlo  colle  buone ,  ma  vedendo  la  insistenza 
di  lui ,  gli  manifesta  esser  promessa  iti  isposa  ad 
altri ,  e  dover  anzi  nella  giornata  seguire  il  ma- 
trimonio. —  Rabbia  di  D.  Rodrigo  a  tale  inaspet- 
tata novella:  Lucia,  cogliendo  questa  opportunità, 
ritorna  frettolosa  in  casa.  D.  Rodrigo  volge  tostp  in 
animo  il  pensiero  di  frapporre  ostacolo  a  codeste 
nozze ,  e  mentre  è  per  chiamare  i  suoi  due  sche- 
rani, è  costretto  a  celarsi  per  non  esser  veduto 
dalle  compagne  di  Lucia  che  giungono  festose  re- 
cando nastri  e  fiori  per  adornare  la  sposa.  —  Lucia 


58 

esce  dalla  sua  abitazione,  ed  invita  le  amiche  ad 
entrarvi  per  allestir  V  occorrente,  ed  aspettar  Ren- 
zo. Essa  non  può  però  celare  la  sua  agitazione, 
pensando  a  quanto  poc*  anzi  le  e  accaduto  con 
D.  Rodrigo }  e  nel  volgere  gli  occhi,  vedendo  che 
egli  di  nascosto  la  minaccia ,  corre  in  casa.  Le  con- 
tadine la  seguono. 

Si  mostra  nuovamente  D.Rodrigo,  e  giurando 
che  le  nozze  non  si  faranno,  chiama  a  se  i  due 
Bravi  ,  e  loro  ordina  di  cercar  D.  Abbondio  per  di- 
chiarargli in  suo  nome  eh'  ei  non  vuole  che  quelle 
seguano.  —  Ciò  detto  ,  si  allontana  prendendo  la 
via  del  suo  palazzo. 

I  due  Bravi  meravigliati  per  V  ordine  ricevuto 
si  fanno  varie  reciproche  interrogazioni,  quando 
scorgono  venir  da  lunge  la  persona  di  cui  debbono 
andare  in  traccia. 

D.  Abbondio,  or  leggendo  scritture  del  proprio 
officio,  or  levando  gli  occhi,  giunge  in  questo  luogo, 
e  si  mostra  poco  contento  di  essersi  incontrato  in 
que' due ,  ma  finge  di  voler  proseguire  il  cammi- 
no. ~  I  due  Bravi,  fatto  un  cenno  d'intelligenza, 
gli  si  paran  dinanzi ,  e  gli  domandano  se  egli  ab- 
bia intenzione  di  far  seguir  le  nozze  tra  Renzo  e 
Lucia. —  Alle  confuse  parole  del  Podestà,  i  due 
Bravi  gli  manifestano  i  voleri  del  loro  padrone,  e 
gli  domandano  una  risposta.  D.  Abbondio  imba- 
razzato mostra  la  sua  indecisione-^ ma  i  Bravi,  to- 
gliendo le  armi,  lo  minacciano  della  vita  se  non 
eseguisce  gli  ordini  di  D.  Rodrigo,  e  partono.  D.  Ab- 
bondio vorrebbe  trattenerli  e  parlar  loro,  ma  dessi, 
non  curandosi  di  lui,  si  dileguano  e  lo  lasciano  nel 
più  grande  imbarazzo.  —  Mentre  il  Podestà  volge 
in  mente  varj  pensieri,  giunge  frettoloso  Renzo  che, 
contento  di  trovarlo  colà,  vuole  condurlo  in  casa 


della  sposa  per  poi  andare  uniti  al  tempio.  D.  Ab- 
bondio cerca  de' pretesti ,  ed  alle  ripetute  inchieste 
di  Renzo  lo  prega  finalmente  di  differire  per  qual- 
che giorno  gli  sponsali.  Renzo  ,  cui  questo  diffe- 
rimento punto  non  piace  3  ne  vuole  assoluta- 
mente conoscere  la  causa,  e  D.  Abbondio  procura 
calmarlo  con  vaghe  parole.  Si  odono  frattanto  giun- 
gere i  compagni  di  Renzo,  e,  mentre  costui  per 
pochi  istanti  volge  ad  essi  lo  sguardo,  D.  Abbon- 
dio  coglie  questa  opportunità  per  sottrarsi  alle  in- 
chieste di  Renzo,  e  frettolosamente  parte.  Renzo 
tosto  di  ciò  si  avvede ,  e  corre  a  raggiungere  il 
Podestà. 

Giungono  da  tutte  le  parti  contadini  e  con- 
tadine per  festeggiare  le  nozze ,  mentre  Agnese , 
Lucia  e  le  sue  amiche  escono  dalla  casa.  Cristo- 
foro e  Tonio  fanno  i  loro  augurj  alla  sposa,  ed  il 
vecchio  Cristoforo  invoca  sul  capo  di  Lucia  la  be- 
nedizione del  Cielo.  Lucia,  che  credeva  trovar  Renzo, 
rimane  sorpresa  in  non  vederlo,  e  ne  dimanda  alla 
madre.  —  Costei  tenta  calmare  le  inquietudini  della 
figlia,  dicendole  che  giungerà  fra  poco,  essendo  an- 
dato in  traccia  del  Podestà.  —  Intanto  i  contadini, 
attendendo  l' arrivo  dello  sposo ,  intrecciano  liete 
danze.  —  Vengono  queste  interrotte  da  Renzo  che 
frettoloso  giunge,  e  quasi  fuori  senno  annuncia  che 
le  nozze  non  possono  più  aver  effetto  stante  che 
D.  Rodrigo  ha  ordinato  al  Podestà  di  sospenderle. 
Sorpresa  generale. —  Cristoforo  ed  Agnese,  ad  evi- 
tare ulteriore  schiamazzo,  licenziano  i  contadini  che 
per  varie  vie  si  allontanano. Rimasti  gli  sposi 
con  Cristoforo  Agnese  e  Tonio,  Lucia  palesa  loro 
quanto  e  avvenuto  fra  essa  e  D.  Rodrigo.  —  Rabbia 
di  Renzo,  e  rimproveri  alla  promessa  sposa  per  non 
aver  palesato  prima  gli  amori  di  D.  Rodrigo.  — ri 


So 

Cristoforo  cerca  tranquillare  gli  animi  di  tutti  ,  e 
promette  di  recarsi  tosto  da  D.  Rodrigo  per  pie- 
garlo a  dar  l'assenso  alle  loro  nozze.  —  Tutti  ap- 
provano il  suo  progetto,  e  Renzo  propone  che,  nella 
prossima  notte,  debbano,  egli  e  Lucia,  recarsi  alla 
casa  del  Podestà  per  ivi  maritarsi  segretamente. — 
Ad  Agnese  piace  questa  proposizione  :  Cristoforo 
vi  si  oppone,  non  trovando  regolare  un  tal  modo 
di  procedere.  —  Gli  sposi  fingono  rinunziare  al  loro 
progetto,  e  Cristoforo  contento  parte  alla  volta  del 
Castello  di  D.  Rodrigo.  —  Gli  sposi  ed  Agnese , 
convenuto  P  occorrente  pel  meditato  disegno,  per 
vie  diverse  si  allontanano. 

ATTO  SECONDO. 

Luogo  terreno  nel  palazzo  di  Don  Rodrigo. 

Alcuni  Bravi  sono  adunati  aspettando  il  loro 
padrone,  e  parte  di  essi  bevono,  parte  giuocano, 
parte  si  trattengono  intorno  a  taluni  contadini  che 
li  rallegrano  con  le  loro  danze.  D.  Rodrigo  scende 
impaziente  da'  suoi  appartamenti  in  traccia  del 
Griso,  per  sapere  se  le  nozze  sieno  state  sospese, 
ed  ordina  ai  bravi  ed  ai  contadini  di  ritirarsi. 
Giunge  dopo  pochi  istanti  il  Griso,  e  dice  al  pa- 
drone che  i  suoi  ordini  sono  stati  eseguiti  appun- 
tino. D.  Rodrigo  giubila  vedendo  che  il  suo  pro- 
getto va  a  seconda  de' suoi  desiderj.  Viene  annun- 
ziato a  D.  Rodrigo  che  un  venerabile  vecchio  chiede 
parlargli*  e  dietro  P  ordine  suo  viene  questi  in- 
trodotto. 

Cristoforo  implora  la  pietà  di  D.  Piodrigo  a 
prò  di  Lucia.  D.  Rodrigo  sulle  prime  fìnge  di  non 
intendere,  ma  alle  reiterate  inchieste  e  pr  e  ni  tue  di 


6i 

Cristoforo  gli  risponde  ,  che  se  ella  vuole  esser  si- 
cura si  venga  a  mettere  sotto  la  sua  protezione,  ed 
egli  la  difenderà.  —  A  siffatta  proposta  la  indegna- 
zione di  Cristoforo,  fin  allora  repressa,  trabocca, 
è  prorompe  in  rimproveri  contro  D.  Rodrigo  ,  e 
gli  risponde  che  colei  non  ha  bisogno  della  sua 
protezione,  poiché  è  sotto  quella  del  Cielo.  D.  Ro- 
drigo da  prima  deride  il  vecchio  :  alle  sue  pun- 
genti ed  ardite  parole ,  poco  a  poco  però  s'  in- 
fiamma di  sdegno.  Ed  al  sentire  che  Cristoforo  lo 
minaccia  dell'ira  Divina,  e  quindi  lo  maledice,  egli 
afferrandogli  rapidamente  per  aria  la  mano  minac- 
ciosa che  è  rivolta  al  Cielo,  gli  ordina  imperiosa- 
mente di  partire.  Cristoforo  china  il  capo  e  parte, 
lasciando  D.  Rodrigo  assai  agitato. 

D.  Rodrigo,  scuotendosi  alquanto,  chiama  a  se 
il  Griso,  e  gli  dice  che  assolutamente  vuole  nella 
notte  rapire  Lucia.  — Il  Griso  risponde  esser  pronto 
a'  suoi  comandi,  e,  chiamati  gli  altri  compagni,  co- 
munica loro  gli  ordini  del  padrone.  Questi  fa  loro 
sapere  che  egli  anche  li  accompagnerà,  e,  dopo  aver 
concertato  il  loro  disegno ,  partono  per  preparare 
ciò  che  bisogna  alla  sua  esecuzione. 

ATTO  TERZO. 

Villaggio  come  al  primo  atto.  ~  Notte. 

Lucia  ed  Agnese  attendono  che  Renzo  venga 
a  prenderle,  giusta  il  convenuto.  —  Giunge  frat- 
tanto Cristoforo ,  e  narra  loro  che  per  parte  di 
D.  Rodrigo  non  vi  è  più  cosa  a  sperare}  poiché  il 
suo  cuore  è  chiuso  ad  ogni  senso  di  umanità  e  di 
giustizia.  —  Agnese  e  Lucia  mostrano  allora  a  Cri- 
stoforo essere  indispensabile  eh'  essi  tentino  ogni 


62 

mezzo  presso  il  Podestà  per  maritarsi  iti  quella 
stessa  notte.  —  Cristoforo  ,  cui  un  tal  modo  di  pro- 
cedere non  garba,  dice  ad  essi  che  faccian  quanto 
loro  aggrada  ,  ma  ch'egli  non  sarà  presente  a 
quelle  segrete  nozze  ,  e  che  solo  cercherà  il  modo 
di  farli  partire  tosto  seguito  il  matrimonio,  per 
sottrarli  alla  persecuzione  di  D.  Rodrigo.  —  So- 
pravviene in  questo  framezzo  Renzo  seguito  da  To- 
nio. —  Cristoforo  gli  persuade  di  partire  dal  vil- 
laggio ?  dopo  le  nozze,  per  isfuggire  alla  prepo- 
tenza di  D.  Rodrigo:,  e  rivolto  a  Tonio  gli  dice 
che  lo  segua  per  allestire  una  barca.  —  Lucia  e 
Renzo,  dopo  aver  implorato  Y  ajuto  del  Cielo,  par- 
tono per  recarsi  alla  casa  del  Podestà  seguiti  da 
Agnese.  Tonio  e  Cristoforo  corrono  ad  allestire 
Y  occorrente  per  la  partenza. 

D.  Rodrigo  ,  travestito  da  pellegrino,  ed  i  suoi 
Bravi,  giungono  in  questo  luogo  inosservati  per  ese- 
guire il  meditato  ratto.  -—  D.  Rodrigo  ed  il  Griso 
rattengono  i  Bravi  alcuni  passi  lontano,  vengono 
innanzi  ad  esplorare,  e,  visto  tutto  deserto  e  tran- 
quillo al  di  fuori,  fanno  venire  avanti  diie  di  que' 
sgherri ,  e  danno  loro  Y  ordine  di  scalare  il  muro 
che  vedesi  a  fianco  alla  casa. —  Ciò  fatto,  D.  Ro- 
drigo impone  agli  altri  di  appiattarsi  presso  la  porta, 
ed  egli  picchia  sommessamente  con  intenzione  di 
dirsi  un  pellegrino  smarrito  che  domanda  ricove- 
ro. ~  Vedendo  che  a'  replicati  picchi  niuno  ri- 
sponde ,  egli  ordina  al  Griso  di  abbattere  la  por- 
ta. —  Tutto  si  eseguisce  con  cautela  ed  ottimo 
successo.  —  Aperto  Y  uscio  ,  D.  Rodrigo  comanda 
a  due  deT  suoi  di  restarsene  alla  porta ,  ed  entra 
in  casa  col  Griso  e  con  gli  altri.  —  Tonio  e  Cri- 
stoforo frattanto  ritornano  per  annunciare  agli  sposi 
tutto  essere  pronto  per  la  fuga  ,  e  sono  presi  da 


63 

somma  maraviglia  nel  veder  persone  armate  presso 
la  casa  di  Agnese.  Eglino  si  appiattano  per  vedere 
quali  siano  i  disegni  di  coloro,  e  scorgono  che  il 
finto  pellegrino  esce  furibondo  dalla  casa  ,  e  rim- 
proverando a'  suoi  seguaci  la  non  riuscita  del  suo 
disegno,  ordina  loro  di  cercare  in  ogni  parte  Lu- 
cia, perchè  egli  a  qualunque  costo  la  vuole  sua. 

—  Tonio  e  Cristoforo  in  questo  mentre,  venendo 
a  conoscere  il  pensiero  di  D.  Rodrigo  e  la  vio- 
lenza che  vuole  usarsi,  risolvono  salvare  gli  sposi. 

—  Cristoforo  ordina  a  Tonio  di  recarsi  sul  cam- 
panile per  suonare  a  stormo,  mentre  egli  correa 
chiamare  in  ajuto  la  guardia  spagnuola  che  trovasi 
nel  villaggio  ,  al  quale  oggetto  frettoloso  parte  , 
mentre  Tonio  corre  alla  porta  del  campanile,  erut- 
tandola giù  di  un  calcio  sale  a  gambe  in  cima  ad 
esso  ,  e  comincia  a  suonare  a  martello.  —  D.  Ro- 
drigo ed  i  Bravi  ,  si  confondono  e  si  scompigliano 
a  que' tocchi:  D.  Rodrigo  pero  prendendo  animo, 
dice  a'  suoi  che  si  facciali  coraggio,  e  che  intorno 
a  lui  raccolti  potranno  sicuramente  ritirarsi  al  suo 
palazzo.  —  Poco  a  poco  però  il  luogo  si  popola 
di  villani  armati  che  ,  chiamati  dalla  campana,  ac- 
corrono. —  D.  Rodrigo  esorta  i  Bravi  a  difendersi, 
mentre  dalla  pieve  giungono  Renzo  ,  Lucia,  Agnese 
e  D.  Abbondio. —  D.  Rodrigo  prorompe  in  terri- 
bili minacce,  e  vuole  che  Lucia  gli  sia  consegnata. 

 Agnese  gli  risponde  ch'  ella  ormai  appartiene  a 

Renzo,  e  che  sono  stati  uniti  in  matrimonia.  —  Rab- 
bia di  D,  Rodrigo.  Egli  vorrebbe  usar  v  iolenza , 
ma  giungono  in  questo  mentre  Cristoforo  ed  i  sol- 
dati Spagnuoli  che  pongono  gli  sposi  sotto  la  loro 
protezione.  —  Cristoforo  dice  a  D.  Rodrigo  che 
le  leggi  ed  il  Cielo  assistono  gì'  innocenti ,  e  eh' egli 
si  aspetti  la  punizione  di  ambedue.  —  D.  Rodrigo 


6*  ...  .e 

freme.  —  GII  sposi  s'imbarcano,  scortati  dagli  Spa- 

gnuoli,  fra  gli  augurj  e  gli  addio  di  tutti  i  circo- 
stanti ?  mentre  D.  Rodrigo  rimane  il  ludibrio  e  lo 
scherno  della  moltitudine. 


FINE. 


I  PROMESSI  SPOSI 


BALLO  DI  MEZZO  CARATTERE